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lunedì 6 giugno 2011

IL GIALLO A PUNTATE - IL CASO DI ROCCAVENTOSA - CAPITOLO II

segue
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 Per il resto aveva gradito il soggiorno in una terra calda e ospitale, dove la maggior parte della gente era povera, ma onesta, umile, ma prodiga.
 Nel paese di Villa Setosa quasi tutti avevano fatto a gara per averlo ospite a pranzo qualche domenica o per avere con lui perlomeno rapporti di affabile cortesia.
 Aveva sempre alloggiato in caserma.
 La colazione la faceva in piazzetta, d’estate e d’inverno, al Caffè RUSSO. Lì, la signora Concetta lo trattava quasi come una mamma. A seconda della stagione, cominciava la giornata con una tazza di latte fumante o con un bicchiere di granita alle mandorle. Dopo due chiacchiere cogli avventori abituali, come il maestro di scuola Guglielmi, il farmacista e talvolta Don Franco, se ne saliva in ufficio. Lì trovava l’agente di turno, Ciro Esposito o Antonio Santamaria, che lo accoglieva, al solito, battendo i tacchi.
 «Comandi, dottò, buongiorno».
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