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venerdì 25 novembre 2011

IL CASO DI ROCCAVENTOSA - CAPITOLO IV

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  Don Edoardo era furente. Era seduto dietro la sua scrivania déco, sormontata da una libreria a parete, carica di libri e volumi fino al soffitto, decorata dagli stemmi di famiglia che riportavano un uomo, probabilmente il capostipite, con una sciabola nella mano destra e un alano accucciato sulla sinistra.
  Era evidente che il signorotto avrebbe voluto scagliare addosso a Costa, se avesse potuto, il pesante fermacarte di cristallo verde che si palleggiava tra le mani.
  Francesco Maria, invece, era seduto al di qua della scrivania, aveva fatto cenno a Costa di accomodarsi e aveva un atteggiamento incredulo, ma riflessivo, pensoso. Infine parlò.
  «Perché si è convinto di quello che dice? Lei non ci conosce, non conosce la nostra realtà, non conosceva la povera zia Clelia, che era una donna mite, dolce, oramai anziana, non conosce Roccaventosa. Capirà che, pur volendo, abbiamo grande difficoltà a comprenderne le sue ragioni».
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TAKE AWAY

Nel mio quartiere, proprio sotto il mio studio, spuntano come  funghi negozi di cibo pronto, cucinato, caldo, comodo, impacchettato. Segno dei tempi che cambiano.
Anni fa, qui sotto, c'era un piccolo negozio di alimentari e varie altre cose, una sorta di  emporio. Ogni giorno i miei mi ci mandavano a comprare il pane fresco. Mi ricordo la vecchia titolare, Adelina, con un particolarissimo chignon di capelli bianchi a banana, sempre in ordine, con il camice bianco sopra i vestiti neri per il lutto del marito perduto anni prima.
Altri tempi, prima il lutto era strettissimo e si portava tutta la vita.

Ora tutto è usa e getta, le donne lavorano, la merce più preziosa e cara è il tempo, non si puliscono più verdure fresche, non si cucinano manicaretti, se non di domenica, i ritmi sono veloci, frenetici, fugaci.
Allora ben vengano tavole calde, rosticcerie, polli allo spiedo e patate, piatti pronti monoporzione, pizzette, verdure già pulite, congelate, addirittura già grigliate.
Ma l'importante è non farsi travolgere dal mondo cambiato, dal mercato, dalla "produttività", dal consumismo, dalla vorticosa velocità.
Ci sto a comprare un piatto pronto, se posso usare il tempo -che risparmio non cucinando-  per me stessa, per fare cose che mi gratificano, per fermarmi un'ora a mezza giornata a fare qualcosa che mi piace!

mercoledì 23 novembre 2011

LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA

Domenica sono stata al Cine, in una multisala. Tra le varie possibilità, anche in base all'orario, ho scelto di vedere LA PEGGIOR SETTIMANA DELLA MIA VITA.
Ho fatto un mare di risate. Tanto ho riso, che ero un tantino imbarazzata per la mia vicina di poltrona. Chissà, forse avevo bisogno di risate grasse, spensierate e liberatorie.
Ma anche il film meritava: una bella commedia pulita! Recitazione garbata di Cristana Capotondi, Fabio de Luigi e Monica Guerritore, niente volgarità, equivoci, gags con il napoletano Alessandro Siani e lieto fine. Insomma, una bella serata. ve lo consiglio!!
Quest'aria brumosa e fredda di novembre invita a stare in casa, ad accendere il camino, ad arrostire due castagne, a far una bruschetta con l'olio di casa, appena franto, a fare lavoretti con la calza, l'uncinetto o il découpage, a stare in famglia.
Ebbene, lo farò!!!!

martedì 22 novembre 2011

IL CASO DI ROCCAVENTOSA - CAPITOLO IV

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  «Ma questo è assurdo, come si permette Lei di venire qui, appena arrivato a Roccaventosa, a dire una cosa del genere. Se è un maldestro tentativo di mettersi in mostra sappia che ha sbagliato», fece don Edoardo.
  «Comprendo perfettamente tutte le vostre ragioni e, quasi, le condivido, ma vi dico che la signora è morta avvelenata. Può essere stato un tragico caso, una fatalità, ma è mio, nostro, dovere fare chiarezza e, se c’è un colpevole, se la cosa non è stata accidentale assicurarlo... alla giustizia. Diversamente, come speriamo, evitare che altri, altri membri della famiglia possano restare intossicati. Spero che le indagini non siano lunghe. Ma, comunque, l’esame che ho richiesto non lo sarà. Vi chiedo di rinviare i funerali di ventiquattro, quarantotto ore al massimo».
  Don Edoardo era furente. Era seduto dietro la sua scrivania déco, sormontata da una libreria a parete, carica di libri e volumi fino al soffitto, decorata dagli stemmi di famiglia che riportavano un uomo, probabilmente ........                                                                                                     segue 

ACROSTICO AD UNA DOLCE VICINA

A Giuditta

Giudice Onorario, di Te si dice in giro,
  l’attesta una cornice e un foglio di papiro,
  versi un poco pigri e dall’incerta rima,
  vogliono attestarTi un po’ d’affetto e stima.
Incline Ti mostri, in ogni Tuo gesto,
  a toni concilianti per persone care,
  garbo e gentilezza riposte in un cesto,
  rose rosse pronte a farsi accarezzare.
Urla di dolore, di gioia e di sdegno,
  la testa di Oloferne in mano come un pegno,
  con Ester, ricordi, scrivesti la Tua storia,
  di eroina dolce e di grande gloria.
Di tutti i segni astrali sei quello più leggero,
  aria fresca e pura che penetra il pensiero,
  scivoli silente tra l’acqua e un po’ di vetro,
  gli occhi un po’ bagnati, ma non Ti volti indietro.
Immenso mare, agogni, spiagge un po’ deserte,
  a lenir ferite rimaste ancora aperte,
  tramonti infuocati, raggi mattutini,
  mentre accarezzi sogni ora più vicini.
T’attardi la mattina con la ramazza in mano,
  sei appena scesa dal letto o dal divano,
  ad innaffiar l’aiola e il verde prato;
  ancora intriso d’acqua stendi il tuo bucato.
Tela d’un pittore, ora Ti sto guardando,
  indossi palme, gigli, rosso d’ oleandro,
  trucco senza eccessi, begli occhi sorridenti,
 ballerina danzi su tacchi un po’ plaudenti.
Attenta a non turbare questi attimi d’incanto,
  sai mostrare agli altri menando un po’ di vanto,
  una patina venale e un poco esteriore.
  Serve per celare segreti in fondo al cuore


                                                                                                              Sabato, 19 novembre 2011





lunedì 21 novembre 2011

ACROSTICO A CLAUDIO

Che faccio, mi ci metto o no?
La prima domanda che alla mente affiorò,
Alla quale risposi con cuore e ragione.
Un giorno, però, scoppiò la passione.
Da quel dì son passati degli anni.
I figli, il lavoro, viaggi, liti e affanni.
Oggi io spero di arrivare alla fine,
           insieme, per mano, soffrire e gioire.

domenica 20 novembre 2011

Charles Baudelaire: "Per scrivere velocemente, bisogna aver pensato a lungo".

venerdì 18 novembre 2011

CHI é IL SESSANTUNESIMO?

Il Governo Monti, dopo aver incassato la fiducia al Senato, ha oggi ottenuto una larghissima, inedita maggioranza anche alla Camera. Solo in 61 gli hanno votato contro: i 59 leghisti e il solito noto Scilipoti. Vorrei sapere: CHI E' LO SCIAGURATO SESSANTUNESIMO?

IL CASO DI ROCCAVENTOSA - CAPITOLO IV

........ SEGUE

  Salì i gradini e varcò l’ingresso. Si diresse sulla destra, verso una porta aperta dalla quale c’era un intenso viavai. Entrò in un salone ampio, rettangolare, antico, pavimentato da tavole di legno coperte da tappeti. Le pareti erano tappezzate da parati di seta, piuttosto consunte, i grandi finestroni avevano gli scuri accostati, i tendoni di velluto chiusi creavano la giusta penombra, in un camino enorme, a metà stanza, ardeva un fuoco tranquillo, fioco, che sembrava in armonia con l’atmosfera.
  Il soffitto era coperto da lacunari in legno e immagini, affreschi, iniziali, stemmi, effigi a mezzo busto.
  In fondo alla stanza un tripudio di fiori bianchi e il feretro.Su di una alta cassa in legno, coperta da un drappo di velluto azzurrognolo, c’era il corpo esanime della povera donna morta, contratto sotto un velo grigio. Si avvicinò e scorse quelli che dovevano esseri i congiunti.
  Fece un inchino deferente a tutti, poi si diresse verso quello che appariva il capo famiglia.
  Si presentò, porse le condoglianze e chiese di poter parlare in privato.
  L’uomo si alzò con riluttanza. Gli fece cenno di seguirlo. Dietro di loro si incamminò anche quello che doveva essere il fratello. Salirono al piano superiore ed entrarono in uno studio. Era una stanza ordinata e funzionale, priva della patina di nobiltà e di antico che si respirava al piano inferiore.
  Costa contò fino a dieci, mentalmente, poi ruppe il ghiaccio. Cominciò a parlare con estrema pacatezza.
  «Mi dispiace presentarmi a Voi in questa circostanza. Ma da quel che mi è stato raccontato ho motivo, valido motivo di ritenere che la signora, vostra zia, sia stata avvelenata».


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venerdì 11 novembre 2011

REGALI

A caval donato non si guarda in bocca(ogni cosa va bene se donata, se gratuita).

Chi dona il don, il donator disprezza (sulla deprecabilità del riciclo).

Timeo Danaos, etiam doni ferentes (temo i Danai anche quando portano i doni, ovvero alcune persone sono da temere anche quando elargiscono, perché potrebbero essere interessate, false).

domenica 6 novembre 2011

IL TEMPO

Trascorriamo la vita pensando che ogni singolo attimo sia eterno e cruciale.
Nulla lo è.
Il tempo scorre sempre uguale, giorno dopo giorno, notte dopo notte, stagione dopo stagione.
Il tempo macina vite ed emozioni, sentimenti e cose, attività e pensieri, ozii e affanni.
Dei quali non resta traccia.
Tempo nemico, che azzera e vince uomini e mondo.
Assurda dimensione che annichilisce.

Io ti odio e voglio sconfiggerti scrivendo, posponendo il mio essere al tuo passaggio distruttore.
Mi ha vendemmiato
il suo amore
Improvvisamente,
tutto è stato.
VITA MIA
BREVE RESPIRO
PARENTESI
NELL'ETERNO INFINITO
DEL TEMPO
DEL MONDO

mercoledì 2 novembre 2011

A BABBO

PASSATO


Chiuso
nel freddo
del marmo
grigio
Sotto un tripudio
di fiori
che non vuoi
Risucchiato
dalle montagne
che ti hanno partorito
Tra la gente del passato
mai passato
Ti ho perso
per sempre
e mai ti ho avuto

ANCORA A CHI NON E' PIU'

LA PORTA SPALANCATA


A ……

Sai,
quando verrà la morte,
senza dover forzare
le sconquassate porte
della via finita,
tessuto stretto
di passati attimi
cruciali
e sciolta in un solo
batter d’ali,
lesto
e troppo risoluto,
più non sarai.

Per sempre

A CHI NON C'E' PIU'

Nel giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, pubblico qualche mia vecchia poesia, ispirata al ricordo di mio padre e di altre persone care che molto ho amato in vita ......

A ….


Rechi fiori sulla pietra bianca
e accendi ceri a chi ti manca
e più non torna alla casa vuota
ancora adorna immota
Scorda vivi vai avanti
Non sai se a te di giorni
ne restano tanti
Questo è l'umano  destino
Non sapere quando si ferma
il tuo cammino

CHE TEMPI!!!

Io sono in una fase no, sicuramente, ma il panorama attorno a me non è più rassicurante.
Mi sento arrivata ad un punto in cui tutto, tutte le mie scelte di vita, sono in forte discussione. Il lavoro, la professione, la vita privata, vorrei poter cambiare tutto.

E ci sto seriamente pensando, ma anche in tutto il resto del mondo gira male.
L'Italia sembra economicamente e politicamente cotta. Berlusconi è finito, ma non si arrende, non accetta la realtà di una disistima globale, resta abbarbicato alla poltrona di premier e sta tirando a fondo tutti noi insieme a lui.
Cicchitto, Gasbarri, Bossi, Scilipoti  ed altri sono corresponsabili del disastro, perchè non staccano la spina neanche di fronte alle evidenze mondiali. A questo punto mi sento, seppure meridionale, di dire lode lode lode a Tosi e simili.

L'economia. Che fare, che fare dei nostri risparmi, dei nostri investimenti, del nostro futuro, dei contributi, delle pensioni, dei depositi bancari. Mettiamo tutto, quel poco che resta, in una cassetta sotto le mattonelle di casa o continuiamo a fidarci delle banche? Falliranno tutte, fallirà lo Stato, che paga pensioni baby, prebende a politici e super managers o ci salveremo, come sempre, da buoni italiani per il rotto della cuffia!?
Ai posteri l'ardua sentenza, chi vivrà vedrà. Per ora corsa alla messa in sicurezza.

In tutto questo i miei tre prodi proli sono in vacanza-ponte a scuola e fanno di tutto e di più, contribuendo al mio scoramento. Sabato, insieme ad un amico, si sono messi a giocare a rugby in casa e hanno letteralmente scardinato un armadio. Dio mi aiuti!!!
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