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giovedì 12 gennaio 2012

Gioventù

C'è una generazione di ragazzi, di ragazzini in effetti, che oggi "cresce" molto prima, molto in fretta.
Ma crescere non sempre vuol dire maturare. I giovanissimi, tra i nove e i dodici anni, detti tweenies, si sentono già adulti. Hanno il telefonino, escono, godono di una certa libertà.
Le femminucce si laccano le unghie e cominciano a vestirsi alla moda, a chiedere cose specifiche, a truccarsi, a cominciare da rimmel e lucidalabbra, sanno acconciarsi i capelli, come noi -a dieci dodici anni-non sapevamo fare.
I maschietti si misurano con i primi cambiamenti fisici, seguono i loro idoli musicali, si ispirano a modelli televisivi, talvolta deprecabili, ....
Tutti richiedono molta più libertà, vogliono uscire, sentirsi grandi, provare le prime emozioni sentimentali, "fidanzarsi", stanno per ore, soli, chiusi nella loro cameretta, collegati agli amici, al mondo intero attraverso Facebook o Messenger.
E' il difficile momento della adolescenza che oggi giorno comincia un po' prima.
Non lasciamo soli. I nostri ragazzi hanno più che mai bisogno di noi, di modelli positivi, di esempi di vita concreti, di vedere mamma e papà che si amano, vivono in armonia, lavorano, si sacrificano, fanno giorno dopo giorno scelte responsabili. Talvolte è dura, ma li abbiamo messo noi al mondo e glielo dobbiamo ......

Sul tema riporto un articolo di La Repubblica
CONSUMISMO Lolita vuole tutto


Abiti da grandi, tanga, reggiseni imbottiti. E stereo, feste sleepover, computer, cellulari. Una nuova generazione di adolescenti precoci li brama. Una società di adulti in difficoltà non sa più come negarglieli. L'allarme sulle "tartlets", le otto-dodicenni vittime dello shopping sfrenato, arriva da Londra
di Mara Accettura

Quest'anno ho detto no alla party bag", dichiara trionfante un'amica durante una cena. "Mia figlia Sophie si è buttata sul pavimento piangendo, supplicandomi. Un compleanno senza party bag quando tutti i suoi amici se ne aspettano una? Troppo imbarazzante. Sono stata ferrea: meglio non festeggiare, allora". Espressioni di rapita ammirazione attorno alla tavola. Le feste sono l'incubo delle mamme del Regno Unito. Una lucrosissima industria ruota attorno a esse. Catene come Party Party vendono tutto ciò che serve per farle; dagli inviti a tema ai piatti di carta, dalle trousse con make up ai sacchi a pelo per le feste sleepover (in cui, alla fine, si dorme tutti insieme), fino alle famigerate party bag (il sacchetto pieno di souvenir da regalare agli invitati). Se non avete negozi vicino casa, sarete tartassate dal catalogo postale o dal sito web. Per non parlare degli entertainer: maghi con conigli e dj che faranno saltellare i pargoli con Britney Spears e, alla fine, intoneranno Happy Birthday al ritmo di 250-300 sterline. Meno male che queste apoteosi del consumismo sfrenato arrivano una volta all'anno. Ma resistere alle richieste pressanti dei ragazzini è sempre più difficile. "Da quando ha iniziato la scuola media, Sam ci ha messo in croce per il cellulare", racconta Nina Halsworth, quattro figli. "Ci sembrava scandaloso darlo a un bambino di 11 anni. Ma lui argomentava che il telefono a scuola non funziona, che non ha mai monetine. Un incubo giornaliero. Alla fine ci siamo accorti che in classe erano rimasti solo in due senza, e abbiamo abdicato. Lo stesso è successo due anni fa per le Astroturf di Nike". Pester power, ovvero il potere dell'esasperazione. È il fenomeno che si riferisce alla generazione dei tweenie, tra gli 8 e i 12 anni, identificata dalle società di marketing come una nuova categoria sociale e una enorme (circa 4 milioni) quanto vulnerabile nicchia di mercato. I tweenie ("bambolescenti", in bilico tra i primi giorni di scuola e i primi salti in discoteca) sono sofisticati nei gusti, condizionati dalle mode e decisi nelle scelte. Crescono più in fretta delle generazioni precedenti. Vogliono, e soprattutto comprano. Intossicati da una pubblicità televisiva sempre più aggressiva e dallo spirito di emulazione verso i coetanei, puntano i piedi ed esasperano i genitori fino alla resa incondizionata del portafoglio. "Tutto è iniziato col fenomeno Spice Girls", ricorda Suzanne Franks, autrice di Get Out of My Life (Profile Books), guida all'adolescenza. "Un gruppo creato per Ie teenager che, all'improvviso, è stato adottato con entusiasmo da sorelle e fratelli minori. Il merchandise di bambole, vestiti, patatine ispirati alle Spice era disgustoso". Le bambine si facevano i codini come Baby Spice e cantavano "What I really really want", mentre i maghi del marketing si fregavano le mani: era nata una nuova generazione di rapaci consumatori. Oggi tutto quello che i tweenie desiderano è in vetrina. Giochi educativi? Trenini? Fucili? Barbie? Macché. "Ho regalato tutte le mie Barbie almeno tre anni fa", protesta Pia Halsworth, 9 anni. "Ero stufa. Ho avuto anche il mio periodo Baby Spice, colore rosa dappertutto. Roba da bambini. Adesso mi piacciono le smell pen (penne con l'inchiostro aromatico), i pantaloni Gap, le feste sleepover, e guardare Pop Idol alla tv". Troppo vecchi per i giochi tradizionali, i tweenie ambiscono a stereo e tv personali, si divertono con computer, Game Boy Advance e PlayStation. Guardano Friends e ascoltano Steps, S Club 7, Atomic Kitten, Robbie Williams e Westlife. Vogliono il Nokia e l'ultimo modello Nike (al momento è particolarmente gettonata la scarpa da skateboard). Le femmine sono il target prediletto: vestono top aderentissimi e pantaloni con l'ombelico da fuori di Gap e Top Shop (gli stessi, per inciso, che indossano le loro mamme). Impazziscono per i trucchi, gli smalti, i bijoux e i body di Claire's Accessories e Girlheaven, paradisi per bambini e inferni per adulti. Poche settimane fa è scoppiato un caso: la catena Argos aveva messo in vendita una linea di tanga e reggiseni imbottiti, di Tammy, per bambine di 9 anni. "L'altro giorno sono stata in giro con mia figlia di 11 anni", continua Franks. "Cercavo roba casual, molto semplice, e ho trovato un trionfo di mini top, bretelline, sandali con zeppa, minigonne luccicanti. Negozi come Laura Ashley, Marks & Spencer, John Lewis hanno cambiato categorie anagrafiche. Una volta la moda dei teenager partiva a 12 anni, età in cui il corpo cambia. Oggi comincia a 8, è sessualmente molto caratterizzata e trasforma le bambine in tartlet (intraducibile gioco di parole tra tart, prostituta, e tartlet, pasticcino, ndr)". Pare che oggi i bambini maturino prima. Una ricerca del Bristol Institute of Child Health su 14 mila ragazzini ha rivelato che una femmina su 6 e un maschio su 14 mostrano i primi segni della pubertà già verso gli 8 anni. Una generazione fa erano, rispettivamente, una su 100 e uno su 150. Ma la biologia non è certo responsabile di questo mercato di proporzioni stratosferiche, valutato da una ricerca di Saatchi & Saatchi attorno ai 30 miliardi di sterline, tenuto conto che i bambini influenzerebbero anche la scelta della casa e della macchina. Non stupisce che McCann Erickson abbia una divisione junior, che tutte le settimane intervisti panel di ragazzini per tirare fuori trend. Né che siano sparsi su Internet siti web come www.pesterpower. org, che chiedono ai tweenie di compilare classifiche di musica, programmi tv, regali preferiti per poi spedire ai genitori la wishlist (la lista dei desideri) e ai veri clienti (Granada Media, Mattel, Warner Bros., Hallmark Tv) una utile ricerca di mercato. Secondo National Debtline, il pester power è alla base dei conti in rosso di tantissime famiglie inglesi. I bambini vogliono gli stessi vestiti, computer, accessori dei loro compagni. E mamma e papà li accontentano, anche se non hanno i mezzi. I sensi di colpa di chi lavora giocherebbero un ruolo terrificante. A volte i regali significano: scusa se non sono qui per te. "La vita è certamente più difficile per i genitori", dice Kate Figes, autrice di Terrible Teens (uscirà in Italia per Mondadori), "che devono a tutti i costi cercare di preservare il santuario dell'infanzia. Ma non serve rimembrare i tempi passati. La macchina del marketing è lì per fare soldi". Soluzioni? "La sinistra deve attivarsi contro questo capitalismo rampante. In Svezia c'è uno strettissimo controllo sulla pubblicità in tv, e io lo auspico anche qui", sostiene Suzanne Franks. E nel frattempo? "Cerchiamo di preparare meglio i figli", riprende Figes, "cercando di fare conversazioni sofisticate, educandoli a pensare che non tutto quello che vedono alla tv luccica e che riceveranno regali in occasioni ben precise, non perché stiano zitti". Ma sotto la glassa zuccherosa del consumismo scatenato si nasconde un'amara verità: nonostante gli sforzi del governo laburista, il Regno Unito mantiene la più alta percentuale di povertà infantile tra i Paesi industrializzati, con un record di 4 milioni di bambini (uno su tre) indigenti. In più, secondo una recente inchiesta dell'Economist, gli adolescenti inglesi consumano droghe, commettono rapine, rimangono incinte e si ubriacano più dei loro coetanei continentali. Figes scuote la testa. "È il fallimento di un'intera società, che non ha saputo provvedere a una rete di sicurezza quando le cose vanno storte. Possiamo incolpare questi ragazzini per il loro materialismo e i loro eccessi, ma non fanno che emulare gli adulti". 

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